Guidiamo i cittadini e aziende ad adottare nuovi modelli di comportamento e nuove abitudini di consumo che siano volte alla tutela e alla salvaguardia dell’ambiente e in particolare del bene acqua.

La Terra e l’Ambiente vivono nell’attuale fase storica un momento di profonda crisi e difficoltà, dovuta principalmente ai comportamenti non corretti che l’uomo ha introdotto nei decenni passati. Tuttavia, le cronache quotidiane mostrano un iniziale cambio di tendenza e una maggiore attenzione della popolazione, delle istituzioni e delle imprese verso le tematiche ambientali, come la sostenibilità e la preservazione di risorse limitate. In quest’ottica si inserisce l’iniziativa “Acqua nelle nostre mani” di Finish, leader italiano nel mercato dei prodotti per la lavastoviglie. Il progetto, articolato su più livelli, vivrà una nuova fase di sviluppo in occasione della “Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la Siccità” del prossimo 17 giugno. In questa occasione, infatti, prenderà ufficialmente il via la collaborazione con il Future Food Institute, una realtà di assoluta eccellenza nel panorama italiano sui temi dell’innovazione agroalimentare, con l’obiettivo di sensibilizzare la salvaguardia delle risorse idriche in questo campo, dove l’acqua è un elemento fondamentale con un consumo di circa il 60% dell’intera domanda annuale del nostro Paese. Il progetto di Finish è nato all’interno di una visione globale di Reckitt Benckiser, leader mondiale nella produzione di beni di largo consumo nei settori della salute, igiene e pulizia della casa, in linea con i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite, al fine di ridurre il proprio impatto ambientale e creare un mondo più pulito.

ATTENZIONE ALLA SOSTENIBILITA’ E SCARSA PERCEZIONE SUI CONSUMI D’ACQUA

La sostenibilità fa riferimento ad una serie di comportamenti e pratiche orientate al mantenimento e alla conservazione di risorse limitate. In quest’ottica, e con l’obiettivo di avere una chiara visione circa la conoscenza degli italiani, Finish ha realizzato con un Ipsos una ricerca[1] dalla quale emergono due dati molto importanti: una buona attenzione alla sostenibilità e una errata percezione delle priorità ad essa legate, soprattutto in termini di risorse non illimitate come l’acqua. Il 97% degli italiani, infatti, ritiene importante il concetto di sostenibilità per il futuro del pianeta, soprattutto nella fascia d’età 55-65, nella quale l’82% si definisce particolarmente attento all’ambiente, anche nei comportamenti quotidiani. Al contrario, ciò che emerge dalla ricerca è una particolare resistenza degli italiani nel rinunciare o cambiare le proprie abitudini per favorire il futuro del pianeta, con una percentuale di risposte affermative che si attesta intorno al 20%. Discorso diverso, invece, per quanto riguarda la percezione degli italiani circa le problematiche che affliggono l’ambiente e le conseguenti azioni da svolgere per la sua tutela. Dalla ricerca Ipsos emerge, infatti, grande timore circa la gestione dei rifiuti e delle emissioni inquinanti, rispettivamente al 50% e al 41%, mentre si attesta a livelli molto più bassi la preoccupazione circa le risorse limitate come l’acqua, con solo il 10% degli intervistati che ha espresso timore rispetto al rischio siccità. In ottica futura, invece, la ricerca Ipsos per Finish evidenzia una leggera flessione rispetto alla gestione dei rifiuti e delle emissioni inquinanti, che scendono rispettivamente al 43% e 40%, mentre mostra una maggiore attenzione nei confronti dell’acqua, con un livello di preoccupazione che si attesta, invece, al 19% per quanto riguarda il rischio siccità. In merito all’acqua, inoltre, la ricerca di Finish evidenzia che solamente 3 italiani su 10 sono coscienti del fatto che la scarsità di questa risorsa sia un problema nelle regioni del sud, con un picco del 71% degli intervistati che ritiene poi che la carenza d’acqua sia tipica solo di alcuni specifici periodi dell’anno. Infine, dato molto importante in questo ambito, è quello legato alla percezione dei consumi. Il 52% degli italiani, infatti, è convinto che il consumo medio d’acqua pro capite nel nostro paese sia uguale o inferiore a quello degli altri paesi europei, quando in realtà le statistiche ufficiali parlano di un consumo italiano che supera i 200 litri a persona, ben oltre quanto avviene nel resto d’Europa (165 litri). Inoltre, i consumi d’acqua sono i meno controllati dai cittadini italiani: solo il 38% degli intervistati, infatti, effettua un controllo continuo, mentre addirittura il 10% non vi ha mai prestato attenzione. Al contrario, il consumo di energiaelettrica è costantemente monitorato da quasi il 50% degli italiani, con solo il 5% di essi che, invece, non se ne è mai interessato.

L’AGRICOLTURA IN ITALIA

L’agricoltura è una delle principali attività produttive del nostro Paese, ma è un settore che necessita però di un continuo sostegno in termini di infrastrutture e a livello di salvaguardia di quelle risorse naturali che ne garantiscono il funzionamento. Tra queste, come evidenziato, un ruolo primario è svolto dall’acqua, fonte preziosa e purtroppo non illimitata. Secondo quanto evidenziato da un recente studio, realizzato per Finish e Future Food Institute dall’Ente Idrico Campano, nel nostro Paese vengono utilizzati ogni anno ben 15 miliardi di metri cubi d’acqua a scopo agricolo[2], utili all’irrigazione principalmente in quei territori dove precipitazioni e umidità del suolo non sono sufficienti a garantire il fabbisogno idrico delle colture. In termini di prelievi, il sud e le isole prelevano il 36% dell’acqua disponibile sul territorio italiano, contro il 44% del nord, ma hanno anche il più alto tasso di dispersione idrica del paese dovuto a pesanti carenze delle infrastrutture, che mettono in grande difficoltà la rete produttiva e in particolare quella dei piccoli agricoltori. Inoltre, secondo quanto evidenziato dall’Istat, nel 2018 una famiglia italiana su dieci (2,7 milioni di famiglie) ha segnalato irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua, con un picco del 65% delle segnalazioni provenienti dal meridione[3]. Questo dato ribadisce nuovamente l’impatto del problema dell’acqua in queste zone del Paese ed evidenzia la gravità della scarsa percezione degli italiani emersa in precedenza dalla ricerca Ipsos per Finish.

IL PROGETTO DI FINISH E FUTURE FOOD INSTITUTE

Con l’obiettivo di far fronte a parte di queste difficoltà, Finish e Future Food Institute hanno pertanto intrapreso una serie di azioni che permetteranno di salvaguardare la risorsa idrica in una zona del nostro paese, il Cilento, dove il rischio siccità nelle stagioni più calde è molto alto[4]. In particolare, attraverso specifici interventi sulle infrastrutture, verranno riattivati i canali della fonte d’irrigazione secondaria di Cannicchio, una frazione del comune di Pollica, permettendo così di tornare a disporre di ingenti quantità d’acqua, di cui 32 milioni di litri per usi agricoli e potabili. Questi interventi, inoltre, garantiranno la tutela di alcuni tra i prodotti più iconici della tradizione culinaria italiana, permettendo così agli agricoltori la possibilità di continuare a coltivarli. Il riferimento, in questo caso, è a prodotti di assoluta qualità come il pomodorino giallo del Cilento, l’oliva di Salella ammaccata, i ceci di Cicerale e alcune varietà molto antiche di grano come il Saragolla e il Carosella. Questi prodotti, oltre ad evidenziare un grande legame con il territorio, sono annoverati tra gli ingredienti da tutelare della Dieta Mediterranea, che proprio quest’anno festeggia il decennale della nomina come Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO e che ha come suo luogo natio il territorio di Pollica.

APPROFONDIMENTO: L’INTERVENTO INGEGNERISTICO

Nell’ambito della collaborazione tra Finish e Future Food Institute verrà sviluppato un progetto di rimessa in opera dei canali di accumulo e distribuzione d’acqua che partono dalla fonte minore di Cannicchio, una frazione del comune di Pollica, in provincia di Salerno. Fonti come questa sono spesso di difficile impiego per usi agricoli o domestici per via del loro spostamento rispetto all’area di origine, fattore cruciale che ha reso negli anni il processo di ricavo dell’acqua estremamente complicato. L’opera prevista consentirà di valorizzare la produzione di varietà alimentari tipiche della dieta mediterranea, di promuovere la biodiversità locale e di contrastare il dissesto idrogeologico e l’erosione del suolo. Nello specifico, il processo di rimessa in funzione permetterà di ripristinare le linee di distribuzione destinate alle colture e agli abitanti della zona di Cannicchio, garantendo così una migliore erogazione delle risorse idriche derivanti dalla fonte. Data la sua complessità ed importanza, l’intervento sarà suddiviso in tre momenti: in una prima fase si procederà al ripristino del punto di raccolta delle acque, per evitare che avvengano infiltrazioni e dispersioni nel terreno; nella seconda si provvederà alla realizzazione dell’impianto che permetterà di immagazzinare l’acqua dalla fonte; nella terza e ultima fase si procederà alla creazione di una rete idraulica che permetterà una distribuzione ottimale dell’acqua accumulata ad uso sia agricolo che domestico. L’intervento in questione sarà realizzato anche con un risvolto sociale. Per evitare che nei periodi più caldi dell’anno l’acqua derivante da fonti primarie, che proviene da canali distanti dall’abitato e copre una vasta area, sia razionalizzata e manchi in determinate ore della giornata come accaduto finora, si potrà ricorrere a una rete idrica per l’uso agricolo molto più vicina e destinata alla zona di Cannicchio. In questo modo, grazie alla rimessa in funzione della fonte secondaria, i piccoli agricoltori potranno autonomamente disporre di acqua per i loro orti.




[1] Fonte: Ricerca Ipsos CAWI su un campione rappresentativo di 1.000 famiglie Italiane. Dicembre 2019

[2] Fonte: Report EIC 2020

[3] Fonte: Istat – https://www.istat.it/it/files//2019/10/Utilizzo-e-qualit%C3%A0-della-risorsa-idrica-in-Italia.pdf

[4] Fonte: D. Guida, M. Guida, D. Luise, G. Salzano, A. Vallario, 1980 – Idrogeologia del Cilento (Campania). Geologica Rom., 19 (1980): 349-369