Dal 16 novembre 2019 al 9 febbraio 2020 al Palazzo del Monte di Pietà (Piazza Duomo) Padova. L’ingresso è gratuito, donazione libera alla Fondazione Salus Pueri.

Abbracciarsi è un modo particolarmente intenso di esprimere le emozioni. L’abbraccio ha tanti, anzi mille significati: si abbracciano amici, fratelli, fidanzati, si abbracciano le persone che non vedevamo da tempo, si abbracciano vecchie conoscenze, ci si abbraccia per dirsi addio, ci si abbraccia perché si ritrova qualcuno che si pensava avessimo perso. Simbolo di affetto, stima, amicizia, amore, questo gesto racchiude tenerezza umana e intimità e diciamolo…se nel mondo tutti si abbracciassero un po’ di più, tante tristezze e malumori scomparirebbero!!
Quando qualcuno ci abbraccia, il contatto fisico attiva i recettori della pressione che abbiamo nella pelle, conosciuti anche come corpuscoli di Pacini, i quali rispondono principalmente alla pressione profonda. Questi recettori inviano immediatamente dei segnali al “nervo vago”.
A quel punto iniziamo a sentirci bene perché quel nervo è collegato con le fibre nervose che raggiungono diversi nervi cranici e svolgono un ruolo importante nella regolazione della maggior parte delle funzioni chiave dell’organismo, tra cui la pressione arteriosa. Pertanto, come risultato di un abbraccio e della stimolazione del nervo vago, diminuiscono la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. In realtà, il nervo vago svolge un ruolo importante nel sistema parasimpatico,  che rappresenta una sorta di “freno a mano” quando siamo sotto stress o iper eccitati … come dire “C’e’ chi ti abbraccia così forte che sembra voglia romperti. E invece di romperti, ti aggiusta” Ecco che la mostra “Incontro e abbraccio” esplora, attraverso una vasta rassegna di sculture del 900’, le molteplici singolarità della condizione umana. La scelta delle opere abbraccia un insieme di temi in “dialogo” tra loro :il cammino della vita, le relazioni, la lontananza,  l’attesa,  l’empatia e la compassione. Tutte opere riunite per sottolineare le tante “attese” da cui siamo circondati. Attese di persone che chiedono il sostegno di una parola, la condivisione di un percorso, di un gesto d’amore disinteressato. L’obiettivo di un’esposizione così concepita è quello di offrire una visione dell’uomo aperto e positivo, in contrapposizione a quella di chiusura e indifferenza o disimpegno.

Perché ,come testimonia Alfonso Pluchinotta (curatore della mostra assieme a Maria Beatrice Autizzi), “la vita, amico è l’arte dell’incontro” , che ci ricorda come nell’ incontro abbiamo la possibilità di esercitare una vera arte, quella di ottenere il meglio di noi stessi. Possiamo, ma anche dobbiamo, cogliere questo tipo di opportunità in quanto si tratta di un vantaggio reciproco che, in quanto tale, assume anche un significato etico. L’incontro ci trasforma, ci fa sentire diversi. Si potrebbe incontrare e confidare l’uno nell’altro, ascoltando ognuno parole diverse, cambiare le prospettive della nostra storia, fino ad attribuire ad essa nuovi significati. Sappiamo che senza gli altri, quelli che veramente contano, la nostra esistenza sarebbe impossibile, ma pochi considerano che senza gli altri sarebbe impossibile anche un giusto pensiero di noi stessi. Anche l’arte non dovrebbe solamente compiacere la sensibilità, ma avere la pretesa di allargare le nostre esperienze di vita… ed è quello che si propone di fare questa mostra di sculture: alcune fortemente espressive, altre didascaliche, altre da scoprire nel loro essere semi astratte. E non solo. Poiché presente, al giorno d’oggi, siamo diventati “osservatori frettolosi” di tutto, abbiamo cercato di interessare il visitatore con tematiche coinvolgenti, che predispongono alla sensibilità, in un gioco artistico di immancabili emozioni. Siamo infatti convinti che le emozioni dicono quello che avviene in noi, nella nostra interiorità, nella nostra anima. In definitiva le “emozioni sono forme di conoscenza e forse” -come afferma Ezra Pound – “senza emozione non vi è intelligenza”.


Queste solo alcune delle premesse di una mostra dalla forte attualità sociale. E, non a caso, a promuoverla e la fondazione Salus , creata nel 1992, a Padova, per rendere la pediatria del locale policlinico sempre più “casa” naturalmente temporanea, ma familiare ,per i più piccoli. Al progetto hanno aderito l’ Università degli studi di Padova , la fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo la Solgar farmaceutici, Inartis, Poligrafo, Assicurazoni Generi, con il patrocinio della commissione Europea e di Regione, Provincia e Comune. Per il valore  sociale, oltre che culturale, della grande rassegna, l’ ingresso sarà gratuito, salvo una donazione libera a sostegno delle attività della Fondazione Salus Pueri. “Incontro e abbraccio” non è solo questa grande mostra. Al progetto affianca infatti, una serie di incontri, con Vittorino Andreoli psichiatra, già direttore del Dip. di psichiatria dell’ Università di Verona, Barbara Volpi, docente al Dipartimento di psicologia Dinamica e Clinica della Sapienza di Roma; Salvatore Piromalli, filosofo, operatore sociale, Responsabile dell’ Associazione “Le città invisibili” ; Patrizia Manganaro, docente di Storia della filosofia contemporanea alla Lateranense di Roma.


La mostra, ti si aprirà il 16 novembre a palazzo del Monte di Pietà  a Padova, sarà un inno all’incontro e all’abbraccio che uniscono due regni quello, terreno e quello metafisico, attraverso una motivata condivisione del quotidiano e l’attenzione verso “L’ Altro”,  nella convinzione che egli possa cambiarci e arricchirci in meglio. Concludiamo con le parole di Paul Valery: “mettiamo ciò che di meglio abbiamo in comune e arricchiamoci delle nostre rispettive differenze”.

Autore: Benedetta Fabris


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