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Ode all’Eroica

La nostra inviata Benedetta Fabris racconta la sua esperienza all’evento ciclistico NovaEroica Prosecco Hill.

Le salite dell’Eroica vanno affrontate lentamente, con lo sfrigolio della catena come unico sottofondo al respiro, guadagnando la strada metro dopo metro, ascoltando battere il cuore e battere il tempo. Le colline toscane sono bugiarde. Ingannano con le loro rotondità. Lusingano con l’illusione che tanta bellezza non possa che essere anche dolcezza.

Fanno credere che strade così bianche e nitide – come se fossero state tracciate da un grissino nel burro – basti seguirle con gli occhi per trovarsi in cima. Invece nascondono drizzoni lunghi e mordaci, pietraie che vanno sgommare le ruote, pendenze tenaci che chiedono caparbia ostinazione, erte assolate che fanno serrare le mandibole nella tensione dello sforzo, boschi umidi e risonanti che avvolgono come in una grotta e che si solcano a fatica aggrappati al manubrio e brancolando nell’ombra.

Quando però si arriva in cima, lo spazio il tempo coincidono all’ improvviso, si apre lo sguardo all’orizzonte, si è inondati dalla luce, schiaffeggiati dall’aria che dona più forza, più vita a quel respiro mozzafiato, ristoro a quel gocciolar sudore, frescura ai capelli appiccicati alla fronte, sollievo agli occhi infossati, febbrili, (ormai quasi) da folle. E anche se la stanchezza piomba sulle spalle come un rapace , e l’unico desiderio che resta è quello di sdraiarsi sotto le nuvole che passano veloci, in quel momento ci si sente il re del mondo, forse non tanto un “eroe”, ma un Eroico, quello si. E si comprende così appieno, nella testa, nelle gambe affaticate, nel cuore che batte forte e nell’anima che è piena di emozioni il significato della famosa frase “la bellezza della fatica e il gusto dell’impresa”.

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