Principe del Sacro Romano Impero, Marchese di Vescovato, Marchese del Vodice, Conte di Villanova e Cassolnovo, Patrizio Veneto, titoli importanti che riportano ad una storia famigliare che tutti conoscono dai libri di scuola, della dinastia dei Gonzaga di Mantova. Altezza Voi siete nato a Roma nel 1938 dal matrimonio tra il Principe Ferrante Vincenzo e la Principessa Luisa Anguissola-Scotti. Vostro padre, dopo la laurea in ingegneria all’Università di Torino decide di intraprendere la carriera militare ed entrare nel Regio Esercito. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale guadagnandosi ben 3 medaglie al Valor Militare, due di bronzo e una d’argento e partecipò anche alla Seconda Guerra Mondiale guadagnandosi la medaglia d’oro al Valor Militare dimostrando un altissimo esempio di coraggio, dedizione e sacrificio alla Patria per non cedere alla resa di fronte alle truppe germaniche e quindi ferito mortalmente l’8 settembre 1943 a Eboli. Avete ricordi di Vostro padre e se si, che ricordi avete? 

Non ho ricordi precisi di mio padre che in qualità di ufficiale comandante di brigata e poi di divisione del regio esercito si é trovato a fronteggiare situazioni belliche che non gli consentivano che rari momenti da trascorrere in famiglia. Prima dello scoppio della guerra, i ricordi sono impressi in alcune foto che mi ritraggono in fasce o ancora molto piccolo.

Anche Vostro nonno, che portava il Vostro nome, era un militare. Nato a Venezia quando era ancora austriaca, partecipò alla guerra italo-turca in Tripolitania e successivamente a tutta la Prima Guerra Mondiale conseguendo ben due medaglie d’oro, tre d’argento e due medaglie di bronzo al valor militare e della croce al merito di guerra. Fu protagonista di numerose azioni belliche ardite tra cui quella della conquista del Monte Vodice nel 1917, temibile caposaldo austriaco. In un’altra azione, a causa dello scoppio di una granata, perse tre dita e finì in ospedale fino al termine della guerra. Nel 1919 fu nominato senatore del Regno e nel 1934 fu creato marchese del Vodice da SM il Re proprio a ricordo di tale episodio bellico. Ovviamente potete avere alcun ricordo di Vostro nonno essendo nato nell’anno in cui egli morì ma ci può raccontare qualche aneddoto o qualche episodio di lui?  

L’episodio più significativo narrato dai giornalisti dell’epoca si riferisce al momento in cui egli venne ferito durante la “ricognizione di Stupizza”. Chiamato mentre si trovava a riposo con la sua divisione ad Orsaria nel mese di ottobre del 1917 per fronteggiare le armate austro-tedesche che avevano sfondato a Caporetto, egli al comando di due brigate di riserva si portò in zona operazioni. Arditamente con la sua auto, accompagnato dall’autista e da due ufficiali si recò personalmente a ispezionare i valichi intorno a Stupizza per rendersi conto della posizione e della consistenza dell’armata nemica. Mentre l’auto s’inerpicava faticosamente sui tornanti, venne fatta segno da colpi di arma da fuoco. L’autista riuscì abilmente a girare l’auto per ridiscendere a valle ma una granata colpì il generale ferendolo ad un ginocchio e ad una mano. Riporto quanto scritto da un cronista dell’epoca: ” Ricondotto dolorante al Comando, il sanitario gli apprestò le prime cure: dalla mano destra, due dita erano sparite ed il medio con l’osso frantumato penzolava ancora per alcuni legamenti. Il sanitario tagliò netto. Il condottiero che per nulla si era scomposto, reprimendo con la ferrea volontà il dolore lancinante, sereno si chinò e, raccolto il dito caduto a terra, accuratamente lo avvolse in una pezzuola. “Non voglio lasciare nulla al nemico!” disse col sorriso del forte ai presenti attoniti”.

Per le ragioni di cui sopra, alla tenera età di 5 anni Vi siete trovato ad essere “l’uomo di casa” della Vostra famiglia. Avete ereditato i titoli ma anche le responsabilità famigliari in un periodo storico difficilissimo ovvero quello tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e gli anni del dopoguerra. Che ricordi avete della Vostra prima infanzia e adolescenza? Che scuole avete frequentato? 

Dopo l’assassinio di mio padre, noi bambini fummo nascosti con la governante, per intervento di Papa Pacelli nei sotterranei dell’istituto S. Francesca Cabrini nel quartiere Parioli di Roma perché ricercati dai tedeschi per essere deportati in Germania. Ne uscimmo dopo la liberazione nell’aprile del 1944 ed io restai come alunno dell’istituto fino all’età di dieci anni. I miei ricordi di quei tempi lontani risultano piuttosto sbiaditi, dei flashes concentrati su alcuni episodi del tutto insignificanti. Terminate le elementari, essendo piuttosto gracile e soggetto a frequenti febbri, venni internato nel nobile collegio di Mondragone a Frascati, località collinare dei castelli romani. Il collegio era gestito dai padri gesuiti e qui mi fermai per quattro anni tornando a casa per le vacanze. Inopinatamente il collegio chiuse i battenti al termine della mia quarta ginnasiale per cui venni iscritto all’istituto Massimiliano Massimo di Roma, scuola (non più collegio) retto anch’esso da gesuiti. I ricordo della mia permanenza in collegio sono tuttora molto vivi così come i volti degli insegnanti e dei compagni di camerata. Altrettanto presente in me é il ricordo della prima comunione e Cresima impartitemi, unitamente ai miei fratelli, da S.S. Pio XII nel 1949. Con i compagni del Massimo sono tuttora in contatto ma il numero ogni anno si va assottigliando.

Sappiamo che vivete a Roma, che siete laureato in Giurisprudenza e che Vi occupate di volontariato nel campo socio-assistenziale giovanile presso il Tribunale per i minorenni e gli istituti penali e rieducativi della Capitale e che siete cultore di memorie storiche, in particolare legate al Rinascimento e al coinvolgimento della Vostra famiglia nelle vicende politiche del tempo. In particolare, che legami avete ancor’oggi con la terra di origine della Vostra Casata in particolare Mantova? Avete ancora delle proprietà, dei castelli?

I miei legami con Mantova permangono stretti soprattutto in virtù di un’azienda agricola che posseggo nella provincia e data in affittanza ad agricoltori del luogo con i quali mantengo un ottimo rapporto. Inoltre coltivo amicizie tanto nel campo ecclesiastico che in quello istituzionale e vengo sovente invitato a mostre, conferenze ed eventi tanto in città che nei dintorni. Il castello che possediamo in provincia di Piacenza appartiene a mio fratello Corrado. Si tratta di un’antica proprietà della famiglia Scotti di Piacenza imparentata fin da  epoca rinascimentale con i Gonzaga che hanno contribuito a modificarne parzialmente la struttura con alcuni abbellimenti architettonici. Mantengo stretti contatti con ricercatori storici e con alcune famiglie filogonzaghesche monferrine che mi ospitano, mi invitano a convegni e mi accompagnano in piacevoli escursioni nei castelli e nei paesi delle Langhe.

Quali sono i Vostri rapporti con i Savoia? E con le altre casate reali o aristocratiche? 

Non mi incontro sovente con gli attuali rappresentanti di casa Savoia. Ho mantenuto rapporti epistolari con il principe Umberto II durante il suo esilio a Cascais, mi vedo di tanto in tanto con la principessa Maria Gabriella e con il principe Emanuele Filiberto ma non intrattengo con loro particolari rapporti di amicizia. Mantengo cordiali relazioni con varie famiglie dell’aristocrazia italiana ed europea, facilitato dalla conoscenza delle principali lingue del nostro continente.

Cosa pensate dell’Italia di oggi con particolare riferimento alla politica. Ci sono ancora i valori oggigiorno o sono semplicemente cambiati? Secondo Voi sarebbe stato meglio se l’Italia fosse rimasta una Monarchia? 

I valori tradizionali appaiono alquanto affievoliti non per colpa precipua dei giovani ma piuttosto a causa di una disgregazione familiare accentuata e di una scuola, che a parte alcune lodevoli eccezioni, non  è in grado di compiere una seria preparazione educativa e culturale. In uno Stato parlamentare come sancito dalla nostra costituzione, la questione dell’istituto monarchico o repubblicano non riveste a mio avviso un carattere fondamentale. Ben più importante ritengo sia l’educazione, la preparazione politico-culturale e l’onestà dei membri dei due rami del Parlamento, requisiti che mi sembrano piuttosto carenti nella società odierna.

Sappiamo che nel 2013 avete scritto e pubblicato il Vostro primo romanzo dal titolo: Assalto al castello, un romanzo che ha ricostruito una pagina di storia che ci trasporta nell’Italia dei primi anni del XVI secolo, dominata dalle lotte, spesso cruente, tra i signori dei vari territori sui quali incombevano gli interessi (e combattevano i mercenari) delle due superpotenze dell’epoca: la potenza guelfa (ovvero i principi allineati con la Chiesa di Roma) e la potenza ghibellina (facente capo al Sacro Romano Impero). Altezza, sta preparando qualche altro lavoro editoriale? 

Ho già pronto un altro libro: una serie di dodici racconti sulle diverse tematiche riguardanti gli adolescenti e ambientati in quattro continenti, racconti  mediamente composti da dieci pagine con un commento dell’autore per meglio orientare il lettore. Essi riproducono in forma descrittiva e dialogata le più diverse dinamiche nelle quali si trovano coinvolti i giovani dei nostri tempi dedotte dalla mia cinquantennale esperienza con i minori.

Autore: Alberto Franceschi


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