A Ferrara 120.000 persone inaugurano il tour 2026 tra rarità per cultori, classici senza tempo e un messaggio che continua a parlare a più generazioni.

Ci sono artisti che riempiono gli stadi. E poi c’è Vasco Rossi, che continua a riempire qualcosa di più difficile: l’immaginario di intere generazioni.

Il 5 e 6 giugno il Parco Urbano Bassani di Ferrara ha accolto 120.000 persone per l’apertura ufficiale del tour 2026 del Komandante. Un debutto attesissimo che conferma, ancora una volta, un legame unico tra Vasco e il suo pubblico.

L’inizio è una sorpresa: Vado al massimo torna dal vivo in una versione più rock, seguita da una scaletta che alterna grandi classici e brani meno scontati, pensati per chi Vasco lo segue da sempre. Da Fegato, fegato spappolato a Una nuova canzone per te, fino a Marea e Domani sì, adesso no.

Non mancano i momenti simbolici. Vasco ribadisce il suo sguardo critico verso il potere e una politica distante dalle persone comuni, affidando come sempre alle sue canzoni il compito di parlare per lui.

Poi arrivano i brani che fanno parte della memoria collettiva italiana: C’è chi dice no, Sally, Gli spari sopra, Canzone, Vita spericolata e l’immancabile Albachiara, che chiude la serata tra luci, cori e fuochi d’artificio.

Tra le emozioni più intense, il ritorno sul palco dello storico bassista Claudio Golinelli, il “Gallo”, accolto dall’entusiasmo del pubblico e dall’emozione dello stesso Vasco.

Dopo oltre due ore di musica, resta la sensazione che accompagna ogni concerto del Blasco: per una sera i problemi restano fuori e migliaia di persone si ritrovano a cantare la stessa storia.

E mentre Ferrara saluta il tour appena iniziato, lo sguardo è già rivolto al 2027, quando Vasco celebrerà a Roma i suoi cinquant’anni di carriera.

Noi siamo già pronti.

Testo e foto di Roberta Dall’Oglio